Alberto's profileLa Terza Casa... ...PhotosBlogListsMore Tools Help

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    January 16

    Autostima

    Questo probabilmente dovrebbe essere appeso al tuo specchio in modo che tu lo possa leggere ogni giorno. Puoi non crederci ma è vero al 100%

    1. Al mondo ci sono almeno due persone che morirebbero per te

    2. Almeno 15 persone ti vogliono bene in una qualche maniera

    3. L'unica ragione per cui qualcuno potrebbe odiarti è proprio perché

    vorrebbe essere come te

    4. Il tuo sorriso può portare gioia a chiunque, anche a qualcuno a cui

    non sei caro

    5. Ogni notte qualcuno pensa a te prima di addormentarsi

    6. Per qualcuno tu significhi tutto

    7. Tu sei speciale e unico

    8. Qualcuno di cui neanche conosci l'esistenza ti ama e ti ammira

    9. Anche quando fai l'errore più madornale ne deriva qualcosa di bello

    10. Quando pensi che ormai tutto il mondo ti abbia voltato le spalle,

    guarda di nuovo

    11. Ricordati sempre i complimenti che ti sono stati fatti. Dimentica

    le offese

    Se sei un amico amato manda questo messaggio a tutti, anche a chi te

    l'ha mandato.

    Se lo ricevi indietro vuol dire che ti amano davvero.

    E ricordati sempre: quando la vita ti offre limoni, recupera sale e

    tequila e fammi un fischio!!

    I buoni amici sono come stelle, non li vedi sempre ma sai che sono

    sempre al tuo fianco.

    'preferisco ricevere una rosa e un sorriso da un amico finché sono

    vivo piuttosto che un camion di rose quando morirò!'.

    Problemi di PC?

    LETTERA DI UN CLIENTE

    Meno di un anno fa ho cambiato l'applicazione FIDANZATA 7.0 per l'applicazione  MOGLIE1.0 che ha generato subito l'applicazione BIMBO 1.0 che occupa tantissimo spazio sul disco.
    Le istruzioni allegate al programma non dicono niente di questo fatto.
    Ma ciò che più mi preoccupa è che l'applicazione MOGLIE 1.0 si autoinstalla su tutte le altre mie applicazioni in più si lancia automaticamente quando apro qualsiasi altra applicazione bloccandola immediatamente.
    Quindi applicazioni come: a.. BIRRA_CON_GLI_AMICI 22.00; b.. CALCIO_DOMENICA 15.30;
    c.. CAFFE'_AL_BAR 20.30; d.. SABATO_SUGLI_SCI; e.. e altre non funzionano più.
    Qualche volta compare anche un virus che, si fa chiamare SUOCERA 1.0 che blocca il sistema , oppure fa si che l'applicazione MOGLIE 1,0 si comporti in modo molto preoccupante.

    Ancora più grave è che non riesco più a lanciare l'utility SESSO.EXE
    nelle mie versioni preferite SESSOSEMPRE.EXE e SESSOOVUNQUE.EXE che fino a qualche tempo fa tante soddisfazioni mi davano. Inoltre anche gli archivi dei files SESSOORALE 1.1, le vecchie versioni di
    SESSOINMAKKINA.dll nonchè il file di calcolo 69.xls sembrano aver contratto diversi virus perché (purtroppo) non rispondono più.

    Tanto premesso vorrei informazioni circa la possibilità di disinstallare
    MOGLIE 1.0 e reinstallare FIDANZATA 7.0 o un'altra versione più avanzata, ma mi sembra troppo complicato e non vorrei rischiare di perdere tutti i dati, anche perché BIMBO 1.0 mi piace molto.
    Aiutatemi sono disperato!!!


    RISPOSTA SOFTWARE HOUSE

    Gentile Cliente, Il suo problema è frequente tra gli utenti, peraltro il manuale d'istruzioni avvisava a chiare lettere (sull'ultima pagina) che passare da FIDANZATA 7.0 a MOGLIE 1.0 comporta enormi rischi:                 * MOGLIE 1.0 non è più un'applicazione di "entertainement" come le varie versioni di FIDANZATA 7.0, ma è un Sistema Operativo Completo fatto per controllare tutte le altre applicazioni.
    Purtroppo per lei non è più possibile tornare a FIDANZATA 7.0 perché è stato cancellato definitivamente. stesse, vale per il virus SUOCERA 1.0 che comporta problemi di compatibilità con tutti i sistemi operativi (è stato verificato'), Quindi disinstallarla significa disinstallare anche MOGLIE 1.0 (che tra l'altro è nativo di SUOCERA 1.0).
    Si consiglia di pazientare fintanto che SUOCERA 1.0 si disinstalli da sola (di norma occorre qualche anno).
    Diversi utenti hanno provato ad installare contemporaneamente l'integrativo AMANTE 1.0 ma i rischi sono enormi: se, per caso, in quel preciso istante si autolancia MOGLIE 1.0 il sistema andrà in crash creando i
    seguenti virus:
    ASSEGNI_ALIMENTARI_BIMBO e ROVINA_SICURA nonché RIDOTTO_SUL_LASTRICO.
    Se arrivi a questo punto e installi AMANTE 1.0, o versioni ulteriori,non provare mai fare l'upgrade a MOGLIE 2.0 perché i problemi saranno raddoppiati.
    Pertanto raccomandiamo vivamente CELIBATO 2.0 e tutte le versioni di
    FIDANZATE. Se, come nel suo caso, non avete rispettato le istruzioni dovrete essere preparati a lanciare in ogni momento SCUSE.EXE combinato con MAZZO_DI_FIORI.EXE. (si raccomanda di tenere tali applicativi sempre disponibili sul desktop)
    Le consigliamo di acquistare sul sito il pacchetto DIAMANTI_1.x in tutte le sue versioni più costose, nonché in alternativa il pacchetto VESTITI NUOVI (pradarmanifendigucciversaceannabella.com) ma soltanto le ultime
    versioni, e infine, VACANZE_LUSSUOSE perché aiutano a far funzionare meglio MOGLIE 1.0. Ad ogni intervento di MOGLIE 1.0 si raccomanda di lanciare tempestivamente
    l'emulatore vocale SI AMORE.EXE o in alternativa HAI_RAGIONE_AMORE.EXE. Fare attenzione ad un eventuale lancio di SEGRETARIA_BIONDA/MORA/ROSSA_IN_MINIGONNA (e sue alternative *.*)
    RISPONDERE AL CELLULARE_IN_CASA (anche nella sua versione RICEVERE SMS) perché quasi sempre sono incompatibili con MOGLIE 1.0 e possono causare errori irreversibili.
    Infine si ribadisce che la versione demo o comunque ridotta di SESSO_OGNI_TANTO X.0 si lancia solo ed
    unicamente insieme a gioielli X.0, (naturalmente ogni volta con una nuova e più costosa release).


     DISTINTI SALUTI
     Software house

    December 21

    Amore impossibile

    Era una notte di luna piena. La candida luce dell’astro d’argento si rifletteva sulle calme acque del lago di Garda, disturbata qua e là da dolci e rotonde ondine che poi, silenziosamente, andavano ad infrangersi sulla riva. Era una notte d’estate ma il caldo era interrotto a tratti da un leggero venticello fresco. Era la notte del quindici agosto 1786 e il principe Francesco Asburgo era seduto sulla riva del lago contemplando il riflesso del cielo notturno sullo specchio d’acqua. Era un diciassettenne scapolo, il cui padre voleva sposare con una noiosa e antipatica principessa con cui aveva litigato fin dal loro primo incontro, due anni prima. Era un ragazzo alto non troppo magro. Aveva ondulati capelli neri tenuti a caschetto, trasparenti e limpidi occhi chiari e un tenero e quasi infantile sorriso sempre stampato sulle labbra ma, in quel momento non stava sorridendo. Aveva un aria assorta, quasi assente, mentre, in riva al lago, pensava alla sua amata, Elena di Borbone, alla cui non aveva mai avuto il coraggio di confessare il suo sentimento per lei. Elena era una bella ragazza, con lisci capelli biondo scuro, che usava acconciare con nastri e perline in elaborate acconciature, e misteriosi occhi castano chiaro. L’aveva conosciuta due anni prima per la festa del suo fidanzamento con quella noiosa principessa e dal primo momento che l’aveva vista era talmente stato abbagliato dalla sua bellezza e dalla sua semplicità da desiderare di sposarla ad ogni costo. Ed ora lei era tornata a fargli visita, per il suo matrimonio. Infatti Francesco e la sua promessa sposa si sarebbero sposati tra una settimana. Assorto com’era nei suoi pensieri non si accorse che Elena era uscita per fare una passeggiata e che gli si stava avvicinando lentamente ma con decisione. Se ne accorse soltanto quando gli si sedette accanto e con la sua candida vocina gli chiese–Vi disturba se mi siedo un po’ accanto a voi?- Un po’ sorpreso e contemporaneamente felice, le rispose –No, anzi, la vostra presenza è una vera gioia per me- le disse con voce leggermente insicura e poi, con voce più sicura, continuò –Ma, se mi è permesso chiederlo, cosa ci fate in giro, di notte, tutta sola?- Lei, con timida voce, gli diede risposta –Sto facendo una passeggiata al chiaro di luna, dovete sapere che non ho mai visto un lago di notte e, vedendovi, ho pensato di venire a conversare qualche minuto con voi, se la cosa non vi disturba, s’intende-. Finita quest’ultima frase abbassò timidamente gli occhi e si girò a guardare il lago. Anche lei era rimasta abbagliata dalla bellezza e dalla semplicità del principe e come lui non aveva il coraggio per confessarglielo. E così i due ragazzi rimasero a lungo ad ammirare lo spettacolo che avevano davanti, la luna che si specchiava nelle acque del lago. Il primo a rompere il silenzio fu Francesco, con queste parole –Principessa, se non vi infastidisce troppo vorrei confessarvi una cosa-. Elena si voltò lentamente verso il suo interlocutore e per un attimo i due sguardi si incontrarono e si lasciarono. Con voce timorosa la ragazza rispose –Non mi infastidisce per niente ascoltare una vostra confessione ma spero che non siano cose troppo private-. Queste ultime parole bloccarono Francesco per un istante. Lui però era deciso di confessarle il suo amore quella sera stessa e con voce dolce cominciò, incurante dei vocaboli che avevano diminuito la sua convinzione –Vedete principessa, è da tanto tempo che aspetto questo momento, è dalla festa per il mio fidanzamento che desidero dirvi una cosa, una soltanto, io vi amo, vi amo dal primo momento che vi ho vista, al ricevimento per il mio fidanzamento con quella noiosa e altezzosa principessa, sono subito rimasto colpito dalla vostra bellezza semplice, dal vostro sorriso, dai vostri occhi, dal vostro modo di fare, da come muovevate le mani, tutto di voi mi ha colpito. Ho pensato a voi tutti questi due lunghi anni credendo che non vi avrei più rivista e che non avrei mai potuto confessarvi i miei sentimenti nei vostri riguardi. Quando siete arrivata, due giorni fa, ho sentito il mio amore crescere ogni attimo che vi vedevo e il mio cuore suggerirmi di confessarmi a voi. Non ne ho avuto il coraggio e vi ho lasciata andare nelle vostre stanze a riposare. Quella sera, all’ora di cena, mio padre mi ha confidato che la data delle nozze del mio matrimonio era stata fissata, il ventidue d’agosto, tra una settimana esatta. Non dormii quella notte, era troppa la tristezza che provavo per abbandonarmi al sonno e decisi che la prima volta che vi avrei incontrata vi avrei confidato il mio amore. Ed ora l’ora è giunta-. Smise di parlare con voce bassa, si voltò e si mise a guardare il lago con aria triste e rassegnata. Elena aveva ascoltato tutto con molta attenzione, riuscendo a fatica a nascondere la felicità che mano a mano stava crescendo dentro di sé, e decise di confidarsi anche lei –Caro principe, ho ascoltato attentamente la vostra confessione e ho capito che i vostri sentimenti nei miei confronti sono sinceri e puri, senza secondi fini. Per questo ho deciso di confidarvi una cosa che vi stupirà, anche io vi amo, vi amo dal primo momento che vi ho visto, vi amo con tutto il mio cuore-. Quando ebbe finito di dire queste frasi era ormai l’alba e i due ragazzi si misero l’una nelle braccia dell’altro a guardare il sole nascere.

    Quella mattina Francesco andò dal padre a dirgli di non voler sposare la sua promessa e che era ricambiato da Elena di Borbone nel suo amore per lei. Il padre era al corrente già da qualche tempo dell’affetto del figlio verso quella ragazza e non ne era per niente contento. Più volte aveva cercato di fargliela dimenticare senza successo e l’ultimo insuccesso gli aveva fatto prendere la decisione del matrimonio –Quel ragazzo imparerà ad amare la principessa- diceva, a torto, tra se e se. La sua decisione, invece, aveva fatto crescere l’amore di Francesco verso Elena, ma questo il padre non lo sapeva. L’ultima decisione del figlio lo fece andare in bestia, vedendo tutti gli sforzi fatti per programmare il matrimonio andati in fumo. La rabbia lo fece urlare, urlò contro il figlio –Ho deciso che ti sposerai con la tua futura sposa e con lei ti sposerai, capito? Non accetto obiezioni! Ho deciso così e così sarà!- detto questo congedò il figlio e andò a sbollire la rabbia nelle sue stanze. Francesco, disperato, andò a chiamare Elena e le disse tutto quello che era successo. Piansero molto, piansero insieme, piansero del loro amore impossibile e si giurarono amore eterno, nel bene e nel male, e di rispettare i rispettivi futuri consorti, senza lasciar trapelare neanche un indizio che potesse far pensare ad un patto formulato tra loro.

    Francesco si sposò con l’altezzosa e noiosa principessa cui era promesso e da lei ebbe quattro bambini, due maschi e due femmine.

    Elena si sposò con un suo lontano cugino ed andò a vivere in Spagna. Ebbe tre maschi e due femmine.

    Elena morì nel 1827, all’età di cinquantotto anni, e Francesco nel 1834, aveva sessantacinque anni. Il loro segreto morì con loro.

    amori-virtuali
    Rimani qui, scende la sera
    sopra di noi, si poserà
    e aspetteremo così, la primavera
    solo se vuoi, ci troverà

    Mi perdo dentro ai tuoi occhi
    che sorridono, ma ora so
    E' amore impossibile quello che mi chiedi
    sentire cio' che tu sola senti
    e vedere cio' che vedi
    Chiudere la realtà, dentro la tua isola
    ma non perdere la voglia di volare
    perchè l'amore è amore impossibile
    quando non riesce a inseguire è irraggiungibile
    Senso di libertà, oltre le stelle e il cielo
    che è nascosto sul fondo dell'anima

    Rimani qui, non sei da sola
    se partirai, ti seguirò
    e ce ne andremo così senza paura
    tempo per noi, si troverà
    mi perdo, dentro ai tuoi sogni
    che mi avvolgono, ma ora so
    E' amore impossibile quello che mi chiedi...
    sentire cio' che tu sola senti
    e vedere cio' che vedi
    Chiudere la realtà dentro la tua isola
    ma non perdere la voglia di volare
    perchè l'amore è amore impossibile
    quando non riesce a inseguire è irraggiungibile
    Senso di libertà oltre le stelle e il cielo
    che è nascosto sul fondo dell'anima

    Chiudere la realtà, dentro la tua isola
    ma non perdere la voglia di volare
    perchè l'amore è amore impossibile
    quando non riesce a inseguire è irraggiungibile
    senso di libertà, oltre le stelle e il cielo
    che è nascosto sul fondo dell'anima
    che è nascosto sul fondo dell'anima
    che è nascosto sul fondo dell'anima
    che è nascosto sul fondo dell'anima
    December 11

    Shay

    Ad una cena di beneficenza per
    una scuola che cura bambini
    con problemi di apprendimento, il padre di uno degli studenti fece un discorso che non sarebbe mai più stato dimenticato da nessuno dei presenti.
    Dopo aver lodato la scuola ed il
    suo eccellente staff, egli pose una
    domanda:

    'Quando non viene
    raggiunta da interferenze esterne, la natura fa il suo lavoro con perfezione. Purtroppo mio figlio Shay non può imparare le cose nel modo in cui lo fanno gli altri bambini. Non può comprendere profondamente le cose come gli altri. Dov'è il naturale ordine delle cose quando si tratta di mio figlio?'

    Il pubblico alla domanda si
    fece silenzioso.


    Il padre continuò: 'Penso che quando viene al mondo
    un bambino come Shay,
    handicappato fisicamente e mentalmente, si
    presenta la
    grande opportunità di realizzare la natura umana e avviene
    nel modo in cui
    le altre persone trattano quel bambino.'

    A quel
    punto cominciò a narrare una storia:

    Shay e suo padre passeggiavano
    nei pressi di un parco dove Shay sapeva che
    c'erano bambini che
    giocavano a baseball.
    Shay chiese: 'Pensi che quei ragazzi mi faranno
    giocare?'
    Il padre di Shay sapeva che la maggior parte di loro non
    avrebbe voluto in
    squadra un giocatore come Shay, ma sapeva anche che
    se gli
    fosse stato permesso di giocare, questo avrebbe dato a suo
    figlio la
    speranza di poter essere accettato dagli altri a discapito
    del suo handicap,
    cosa di cui Shay aveva immensamente bisogno.

    Il
    padre si Shay si avvicinò ad uno dei ragazzi sul campo e chiese (non
    aspettandosi molto) se suo figlio potesse giocare.
    Il ragazzo si
    guardò intorno in cerca di consenso e disse:
    'Stiamo perdendo di sei
    punti e il gioco è all'ottavo inning. Penso che
    possa entrare nella
    squadra: lo faremo entrare nel nono'

    Shay entrò nella panchina della
    squadra e con un sorriso enorme, si mise su
    la maglia del team.
    Il
    padre guardò la scena con le lacrime agli occhi e con un senso di
    calore
    nel petto.
    I ragazzi videro la gioia del padre all'
    idea
    che il
    figlio fosse accettato
    dagli altri.

    Alla fine dell'ottavo inning, la
    squadra di Shay prese alcuni punti ma era
    sempre indietro di tre
    punti.
    All'inizio del nono inning Shay indossò il guanto ed entrò in
    campo.

    Anche se nessun tiro arrivò nella sua direzione, lui era in
    estasi solo
    all'idea di giocare in un campo da baseball e con un
    enorme sorriso che
    andava da orecchio ad orecchio salutava suo padre
    sugli spalti.

    Alla fine del nono inning la squadra di Shay segnò un
    nuovo punto: ora, con
    due out e le basi cariche si poteva anche
    pensare di vincere e Shay era
    incaricato di essere il prossimo alla
    battuta.

    A questo punto, avrebbero lasciato battere Shay anche se
    significava
    perdere la partita?

    Incredibilmente lo lasciarono
    battere.

    Tutti sapevano che era una cosa impossibile per Shay che non
    sapeva nemmeno
    tenere in mano la mazza, tantomeno colpire una palla.

    In ogni caso, come Shay si mise alla battuta, il lanciatore, capendo
    che la
    squadra stava rinunciando alla vittoria in cambio di quel
    magico momento
    per Shay, si avvicinò di qualche passo e tirò la palla
    così piano e mirando
    perché Shay potesse prenderla con la mazza.

    Il
    primo tirò arrivò a destinazione e Shay dondolò goffamente mancando la
    palla.

    Di nuovo il tiratore si avvicinò di qualche passo per tirare
    dolcemente la
    palla a Shay.

    Come il tiro lo raggiunse Shay dondolò e
    questa volta colpì la palla che
    ritornò lentamente verso il tiratore.

    Ma il gioco non era ancora finito.

    A quel punto il battitore andò a
    raccogliere la palla:
    avrebbe potuto darla all' uomo in prima base e
    Shay sarebbe stato eliminato
    e la partita sarebbe finita.

    Invece...

    Il tiratore lancio la palla di molto oltre l'uomo in prima base e in
    modo
    che nessun altro della squadra potesse raccoglierla.

    Tutti
    dagli spalti e tutti i componenti delle due squadre incominciarono a
    gridare: 'Shay corri in prima base! Corri in prima base!'

    Mai Shay in
    tutta la sua vita aveva corso così lontano, ma lo fece e così
    raggiunse la prima base.

    Raggiunse la prima base con occhi spalancati
    dall'emozione.

    A quell punto tutti urlarono:' Corri fino alla seconda
    base!'

    Prendendo fiato Shay corse fino alla seconda trafelato.

    Nel
    momento in cui Shay arrivò alla seconda base la squadra avversaria
    aveva ormai recuperato la palla..

    Il ragazzo più piccolo di età che
    aveva ripreso la palla quindi sapeva di
    poter vincere e diventare
    l'eroe della partita, avrebbe potuto tirare la
    palla all'uomo in
    seconda base ma fece come il tiratore prima di lui, la
    lanciò
    intenzionalmente molto oltre l'uomo in terza base e
    in modo che nessun
    altro della squadra potesse raccoglierla.

    Tutti urlavano: 'Bravo
    Shay, vai così! Ora corri!'

    Shay raggiunse la terza base perché un
    ragazzo del team avversario lo
    raggiunse e lo aiutò girandolo nella
    direzione giusta.

    Nel momento in cui Shay raggiunse la terza base
    tutti urlavano di gioia.

    A quel punto tutti gridarono:' Corri in
    prima, torna in base!!!!'

    E così fece: da solo tornò in prima base,
    dove tutti lo sollevarono in aria
    e ne fecero l'eroe della partita.

    'Quel giorno' disse il padre piangendo 'i ragazzi di entrambe le
    squadre
    hanno aiutato a portare in questo mondo un grande dono di vero
    amore ed
    umanità'.

    Shay non è vissuto fino all'estate successiva.

    E' morto l'inverno dopo ma non si è mai più dimenticato di essere
    l'eroe
    della partita e di aver reso orgoglioso e felice suo padre..
    non dimenticò mai l'abbraccio di sua madre quando tornato a casa e le
    raccontò di aver giocato e vinto.
    December 09

    Pubblicità

    Nel cuore di una donna ci sono tanti cuori

    Ognuno batte ad un ritmo diverso Conosco ogni tuo respiro

    Ogni tuo gesto

    Ciò che pensi, che dici…che ami Eppure quando credo di sapere tutto di te

    In quell’attimo…tu

    Diventi un'altra

    E poi un'altra

    E un'altra ancora

    Forse non riuscirò mai a capirti davvero

    Ma so che per te

    Non smetterò mai di battere.

     

    a62d3979506e18356a6e2d7f9e9380ff.jpg

    11 minuti

    Una prostituta che non ha niente si innamora di un uomo che ha tutto. Ama quello che lui è, o quello che lui diventerebbe stringendola a sè?

    Maria ha conosciuto tante delusioni dalla vita, e come ben sa la disperazione spinge a far cose che nessuno potrebbe mai immaginare.

    Gli undici minuti sono il momento più intenso della giornata. Maria in quel breve periodo di tempo riesce a far felice qualcun'altro. Con il suo corpo però. E la sua anima? Quella amava la vita, amava il pittore. Il corpo aveva già ricevuto molto. Ora toccava all'anima dissetarsi. Dissetarsi di un pittore perverso e malinconico, che possiede tutto ma non ama niente. Tranne la luce di Maria. La luce di una prostituta di Rue de Berne. Una luce che vuole abbagliare qualcuno che rimane in penobra.

    Ma le luci per amare non hanno bisogno di toccarsi, di penetrare in un corpo, di fare l'amore. Si può sedere su un tappeto e guardarsi intensamente.

    Per le luci basta desiderarsi.

    Una persona è completamente libera solo quando comprende cosa vuol dire essere posseduta da qualcuno.

    Nella vita sono le situazioni a venir incontro a Maria. Lei che esplora e vuole scoprire comprende che solo non desiderando nulla e abbandonandosi alle onde avrebbe trovato, anzi sarebbe stato trovata, da quello che cercava.

    I limitinon si superano solo attraverso il dolore, ma anche desiderando ardentemente una persona. Con l'anima, con il cuore, con il sentimento chiamato "amore".

    Ma Maria sa che c'è anche un'altra cosa che cambia la gente: l'amore. E ora che lei AMA si accorge di non voler essere pagata per offrire il proprio corpo me di offrirlo con il suo consenso solo per purificare la sua anima.

    December 03

    Crash!

    Adesso lo potrei raccontare.


    Ma adesso a chi lo racconto?
    A chi racconto cosa si sente mentre ti stai andando a sfracellare contro un TIR? A chi lo dico che quel muso enorme è a cinque centimetri dal mio naso e che non è vero che rivedi tutta la tua vita? Adesso sto solo pensando che non dovevo raccogliere il cellulare che mi era scivolato sul tappetino perché quei maledetti magneti non valgono un cazzo. Eppure non mi sembrava di aver sterzato tanto da invadere l'altra corsia. Ma deve essere andata così. Io muoio. Muoio spataccato contro la motrice di un bilico. Ecco arriva l'urto. Muoio, cazzo, muoio. Sento il rumore delle lamiere che si accartocciano. Le gambe cazzo le gambe. Sento la macchina che si sposta. Non provo neanche a governarla. E una scheggia che ha deciso di spostarsi sulla fiancata. Sto portando via l'angolo sinistro del camion, gli sto tranciando tutti i cavi elettrici . Vedo le scintille mentre un pezzo di lamiera mi trancia la testa che vola verso il lunotto. Non sta succedendo a me. Mamma aiutami, dimmi che non sta succedendo a me. Carambolo quattro volte prima di fermarmi. Ecco adesso è tutto tranquillo. Verrà l'autoambulanza e mi aiuteranno. Si è formata una coda sulla Statale. Cazzo muovetevi che l'autolettiga faticherà ad arrivare in tempo. I primi curiosi. Perché fanno quella faccia disgustata? Non sono messo così male. Io non sento niente. Pensavo peggio, giuro. Ma deve essere stato un brutto incidente perché sento la sirena della polizia. Ecco che si avvicinano. Quello con loro, quello con l'asciugamano al collo e le ciabatte deve essere il camionista. Avrà famiglia anche lui, fortuna che non si è fatto niente.  Ci sono i moscerini. E non è stagione di imbottigliamento. Tanti moscerini che si sono precipitati sul lunotto, proprio la' dove mi si è aperta la testa. Via, andate via, non appiccicatevi al mio cervello, i medici ne avranno bisogno. Via, andate via. Eccoli finalmente gli infermieri. C'è anche mia moglie. Ma che cazzo fanno? Fatela passare, è mia moglie. Sto bene amore, sto bene, poi gliene dico quattro a quelle teste di cazzo che non vogliono che tu ti avvicini. Porta pazienza e non piangere, sto bene, ci salteremo fuori anche questa volta. Come sempre, come da trent'anni. Ci sono anche i pompieri. No, non copritemi col telo. Tiratemi fuori. Tiratemi fuori di qui. Al buio, adesso, ho anche freddo.
    December 02

    I PRIMI TEMPI

     

    Sogno la Prima volta
    Il ricordo più lungo.
    Parlo della Prima Volta,
    Del più antico Padre.
    Canto della prima volta
    E dell'alba dell'Oscurità.
    A Nod, dove la Luce del Paradiso
    Illuminava il cielo notturno
    E le lacrime dei nostri genitori
    Bagnavano il suolo.

    Ciascuno di noi, nel nostro modo,
    Si preparava a vivere
    E trarre sostentamento dalla terra.

    E io, Caino il primogenito, io,
    Con oggetti aguzzi
    Piantavo i semi oscuri
    Li bagnavo nella terra
    Li accudivo, li osservavo crescere.

    Ed Abele, il secondogenito Abele,
    Accudiva gli animali
    Aiutava le loro sanguinose nascite
    Li nutriva, li osservava crescere.

    Lo amavo, mio fratello
    Era il più intelligente
    Il più dolce
    Il più forte
    Era la miglior parte
    Di tutta la mia gioia.

    Poi un giorno
    Nostro Padre ci disse,
    Caino, Abele,
    Dovete offrire un sacrificio all'Altissimo-
    Un dono della miglior parte
    Di tutto ciò che amate.

    Ed io, Caino il primogenito, io
    Raccolsi i teneri germogli
    I frutti più belli
    L'erba più dolce.

    Ed Abele, il secondogenito Abele,
    Uccise il più giovane,
    Il più forte,
    Il più dolce dei suoi animali.

    Sull'altare del Padre
    Disponemmo il sacrificio
    E sotto di esso il fuoco
    E guardammo il fumo portarlo
    Lassù fino all'Altissimo.

    Il sacrificio di Abele, secondogenito,
    Fu per l'Altissimo una dolce offerta
    Ed Abele fu benedetto.



    Ed io, Caino il primogenito, io,
    Fui colpito di lassù da
    Una parola dura e una maledizione,
    Perché la mia offerta non era degna.

    Guardai al volto di Abele,
    Ancora fumante, la carne,
    Il sangue,
    Piansi, Mi coprii gli occhi,
    Pregai giorno e notte

    E quando
    Il Padre disse
    che il tempo per
    il Sacrificio
    Era di nuovo giunto.

    E Abele
    Condusse il suo più giovane,
    Dolce, più amato
    Al fuoco sacrificale.

    Io non portai i miei
    Più giovani, più dolci,
    perché sapevo che l'Altissimo
    non li avrebbe voluti.

    E mio fratello,
    L'amato Abele mi disse
    "Caino, non hai portato un sacrificio,
    Un dono della miglior parte della tua gioia,
    Da ardere sull'altare dell'Altissimo"

    Piansi lacrime d'amore mentre,
    Con oggetti aguzzi,
    Sacrificavo ciò che era
    La miglior parte della
    Mia gioia,
    Mio fratello.

    E il sangue di Abele
    Coprì l'Altare
    E odorava di buono
    Mentre bruciava.

    Ma mio Padre disse
    "Sii maledetto, Caino,
    Che hai ucciso tuo fratello,
    Come io fui cacciato
    Così sarai tu."

    E mi esiliò a vagare nell'oscurità,
    Per la terra di Nod.

    Fuggii nele Tenebre
    Non vedevo sorgente di luce alcuna
    Ed ebbi paura.
    E fui solo.




    Dal Libro di Nod

    Sulla parete della camera

    Piove. Sono ormai tre giorni che piove ininterrottamente su Praga. Cade una pioggerellina fitta e quasi silenziosa, di quelle che potresti camminare all'aperto senza ombrello per ore ed accorgerti solo alla fine di avere i capelli e gli abiti bagnati.
    Ludmila è appena uscita dallo studio di Miloslav e cammina per la città come se lo facesse in punta di piedi, senza far alcun rumore sull'asfalto, come solo una praghese sa fare. Il suo volto non tradisce la benchè minima emozione.
    Cammina e pensa, Ludmila. Pensa a quel suo amore a metà, al suo uomo che è anche di un'altra donna.
    Pensa al suo non poter fare a meno di lui, di quella minima parte di lui, di quei pochi momenti che lui può donargli.
    Rivede come in un film le tante ore trascorse in quell'appartamento divenuto giorno dopo giorno una garçonnière.
    Rivive quegli attimi lunghi come una giornata di giugno. I baci, le carezze, i giochi, le mani affamate della sua pelle, la lingua desiderosa di ogni angolo del suo corpo.
    Le labbra s'inarcano in un sorriso, mentre gli occhi s'illuminano di una luce particolare. Una luce che non sfugge all'uomo che sta incrociando per via e che le sorride malizioso.
    Ludmila non lo nota e continua a camminare per le viuzze di Mala Strana mentre i suoi pensieri rincorrono il suo sogno ricorrente. Lei in abito da sposa portata all'altare da Miloslav elegantissimo come sempre.
    Mentre attraversa Ponte Carlo sogna i bambini che potrebbero avere, a quante cose potrebbero insegnare loro, ai momenti ludici che colorerebbero le loro giornate.
    Un artista all'improvviso cattura la sua attenzione chiedendole "Posso ritrarla? Il suo viso ha un'espressione così dolce in questo momento...". Ludmila accetta pensando che oggi è la sua giornata libera e che la dedicherà alla sua amata bomboniera... alla sua città.
    Dopo un'ora riprende la passeggiata con in mano il ritratto che donerà al suo amore il giorno seguente.
    Percorre la salita con piccoli passi veloci e le guance le si arrossano leggermente.
    Si dirige verso la Cattedrale di S. Vito. Da molto non la vede, da molto non dedica così tanto tempo alla sua Praga.
    Giunta al Hrad si ritrova dopo un paio di atri a superare l'arco che la porta nella "stanza" che contiene la Cattedrale.
    E' emozionata come sempre nel vedere l'enorme chiesa lì dentro, come se fosse stata costruita lì per renderla privèe, per non farla godere a tutti o per farla scorgere all'improvviso, senza preparazione alcuna.
    Si ferma ad osservarla per molti minuti, in silenzio, quasi a non voler disturbare quell'atmosfera di giorno feriale. Poi decide di tornare a casa e mentre sta per uscire dalla grande stanza volge lo sguardo indietro un'ultima volta tenendo l'ombrello con una mano e stringendosi lo scialle con l'altra. Uno sguardo lungo e pensieroso. Uno sguardo colmo di tristezza e di dolcezza allo stesso tempo. Uno sguardo più eloquente di molte parole. Più di quelle che sta ripetendo a se stessa, che metterà in pratica a partire da domani e che scriverà nel suo cuore a chiare lettere.
    Parole tristi, ma necessarie.
    Parole che la condurranno dal corniciaio, che l'accompagneranno a casa e che le faranno appendere il bel ritratto sulla parete della sua camera.

    Claude

    Copenaghen... agosto... vento gelido, pioggia intermittente... nubi grigie minacciose e sempre di fretta corrono sulle nostre teste... visito la città interamente a piedi... il Tivoli con i suoi divertimenti in un'atmosfera d'altri tempi... il Municipio... lo Stroget con le sue vetrine offre tutto ciò che una città cosmopolita può offrire... le ragazze danesi sono bellissime... lineamenti delicati e regolari, nasini all'insù, fisici snelli, capelli biondi, occhi azzurri e un'abbronzatura inaspettata che in parte è acquisita artificialmente ed in parte è presa in uno dei parchi cittadini nella pausa pranzo (integrale, naturalmente!) o sulle spiagge a nord della città nei weekend... la Sirenetta simbolo della città è presa d'assalto da turisti di tutto il mondo.. sembra così gracile lei.. così piccola e indifesa che quasi mi vien voglia di non fotografarla... poi il Palazzo reale e la Cattedrale... ultima tappa il Nyhavn... il canale più bello della città... attorniato da case multicolori... dai ristorantini e dai pub tipici... dalle barche che delimitano l'intera banchina... son rimasta almeno un'ora a guardare quello splendore... mi ha rammentato Honfleur, la cittadina della Normandia frequentata da moltissimi artisti dell'800 ed oltre... l'atmosfera è diversa, ma l'impatto iniziale mi ha suggerito il legame.

    Ed ora per te, Claude... il Nyhavn visto da me nell'agosto 2003...

    Via Manzoni 8

    Aveva sempre amato trascorrere le vacanze nella casa di campagna. Dopo tanti mesi in città, costretta a giocare nell'appartamento dei suoi genitori con i suoi due fratelli. Si divertivano anche lì, ma in estate nella casa fuori era tutt'altra cosa.
    Come sempre avevano preparato le valigie per stare fuori da giugno a settembre.
    Abiti, scarpe, biancheria, qualcosa da mangiare per il primo giorno, giochi, giradischi e dischi e via per il riposo estivo insieme alla mamma ed al papà che si sarebbe fermato con loro solo per pochi giorni e poi li avrebbe raggiunti ancora più tardi.
    La casa di campagna offriva molti svaghi. La nonna aveva galline, conogli, gatti, una cagnetta da caccia, piccioni e porcellini d'India... i suoi preferiti. Suo padre si arrabbiava sempre perchè lei amava accarezzarli, baciarli e strofinare il pelo delle loro testoline sulle sue labbra. Era più forte di lei. Era un piacere unico, un contatto dolcissimo. Più in là con l'età l'avrebbe fatto con i suoi mici di città, ma non fu mai la stessa cosa, perchè il pelo dei piccoli porcellini era il più soffice di tutti.
    Anche con Lola, la cagnetta, e i vari gatti si trovava bene. Regalava loro tante carezze e ci giocava in continuazione. Loro ricambiavano con mille dolcezze e fusa prolungate.
    Un giorno la piccola Sara giocava in cantina, ma la mamma e il papà le dissero "Vai a giocare fuori... guarda che bel sole che c'è. Vai pure dai tuoi porcellini".
    Sara obbedì, anche perchè non le dispiaceva stare con i suoi migliori amici.
    Giocò per un pò con loro accarezzandoli, prendendoli in braccio come fossero bamboline di pezza, poi corse un pò insieme alla sua Lola, ma si sentiva stanca ed allora decise di tornare alla cantina vicina all'orto.
    Arrivò davanti alla porta chiusa e sentì i suoi genitori sussurrare qualcosa all'interno. Chiamò con voce flebile ed aspettò. Nessuno le aprì e non si sentì più nessuna voce. Il silenzio fu quasi totale, rotto solo dal canto del gallo.
    E si ritrovò sola, davanti alla porta chiusa di Via Manzoni n° 8. Con il suo prendisole bianco a fiorellini, i sandali in tinta e le codine ai lati della piccola testa. Non aveva mai provato tanta solitudine. Guardava quella porta come fosse l'unico luogo al mondo dove sentirsi sicura, dove non provare quel senso d'impotenza e di isolamento senza scampo.
    Quella fu la prima porta chiusa della sua vita. Ancora non sapeva che ne avrebbe trovate tante... troppe...

    Routine... (pezzo scritto senza un'integrità mentale)

    "...Ciao come stai? ... da dove dgt? E quanti anni hai..."
    Colonna sonora di una sera qualunque.
    La chat,sorta di mondo parallelo per tutti quelli che si sentono soli,per tutti quelli che cercano un avventura,per tutti quelli che hanno bisogno di parlare,per tutti quelli che si annoiano,per tutti quelli che vogliono nascondersi.
    Solo per noia entrai in quel mondo, solo per noia imparai a conoscerlo e a poco a poco mi feci trasportare da quel vortice di buoni sentimenti e manifestazioni di amicizia e simpatia, sembrava tutto così reale, tutto così vero.
    Ogni giorno aspettavo il momento di poter fare il mio ingresso in chat, una girandola di nick che ti ispirano più o meno simpatia, parlo con tutti stando bene attento a non farmi coinvolgere troppo in una di quelle storie chat-sentimentali di cui senti parlare tanto in chat, come si puo' sentirsi attratti da fredde parole scritte sullo schermo di un pc.
    Provi simpatia per questo o quel nick, ci scherzi,ascolti i problemi di qualcuno che non sai nemmeno chi è e ti dispiaci per quello che senti, ma sentirsi attratti da qualcuno che non conosci, fremere quando qualcosa ti impedisce di accendere il pc per incontrarla, no, questo non puo' succedere è incomprensibile per me credere che possa succedere.
    Non era così, un bel giorno incontri un nick e chissà perchè bastano poche parole, il solito scambio di saluti e non capisci perchè continuo a pensarci anche dopo aver spento il pc, mi do' della stupido tanto come mille altri nick non la reincontrerò di certo. Era una giornata come tante e un altro tentativo come tanti di passare il mio tempo in chat come mi succedeva negli ultimi giorni.
    Invece ci chatterò ancora e non sarò nemmeno poi così interessante come mi era sembrato la prima volta ma chissà perchè continuo a ritrovarmelo in chat e....improvvisamente diventa un'abitudine, passiamo i pomeriggi insieme, ci creiamo delle stanze solo per noi, comincia lo scambio di e-mail e dopo qualche tempo anche le telefonate.
    Mi ritrovo in una situazione in cui non credevo,mi sento attratto da un nick, qualcosa che non mi aspettavo, ho iniziato per gioco pensando di non cascarci e mi sorprendo di come non riesca più a fare a meno di pensare a lei, non riesco più a resistere alla tentazione ogni mattino di alzarmi ed accendere il pc per vedere se in posta ci sono le sue mail, di attendere con ansia che arrivi il momento che la troverò in chat, di aspettare con impazienza che squilli il telefono.

    Le dieci stanno per scoccare. Nella chat tra un pò ci sarà il finimondo. Sono in ritardo.
    Finisco di mangiare in fretta, con una scusa mi dileguo dalla cucina sento che stasera sono in gran forma e conoscerò un marasma di gente. Accendo il computer. Non vedo l'ora di salutare tutti i miei amici; e pensare che da quando sono entrato per la prima volta, due mesi fa, non credevo di fare tutte queste conoscenze.
     
    Il computer si collega alla rete con il classici stridolii del modem ed ecco subito che si apre davanti a me l'homepage di Yahoo! Per prima cosa apro il mio link della posta per vedere se qualche amico mi ha mandato qualche mail, ma normalità noto la mia casella senza new entry. Mi fiondò in chat la stanza "Torino" è piena come al solito, opto per "Giovani" il mio nick compare appena tra i nuovi e entrati e subito viene lasciato alle spalle da un poema di giufry75 che commentava la frase di qualcuno... mi ritorna alla mente alla scelta di Arcangelus, e a lucy231 che me lo consigliò, ma subito ritorno alla realtà leggendo sul monitor un "ciao arca" a caratteri cubitali di "spaventata". Non mi ricordo chi è ma la saluto e cerco di capire il tema della stanza per iniziare a colloquiare con gli altri membri.

    Solita ora. Solite persone. Soliti prodotti.
    Molte coppie. Molti alziani. Molti strani.
    Diversi tipi di tiraggio.
    Ognuno trascina il proprio carrello, allunga la mano e prende il cibo. Ognuno cerca il biglietto verde, simbolo del prodotto sottocosto. Ognuno ha i suoi problemi e le sue gioie.
    Ci penso. Io che trascino il mio carrello, con la pancia che da due giorni fa i capricci e la schiena che vorrei si spezzasse in due. Sicuramente proverei meno dolore di quanto ne stia provando adesso.
    Inzio a pensare a lei. Costeggio la macelleria e la prima persona che mi passa per la testa è Giggio. Chissà quanto sei buffo con quei tuoi occhioni mentre navighi nel sangue dei maiali e animali vari. Mi sarei fatta due risate se fossi stata con te quando ti sei chiuso nella cella frigorifera. Il pensiero si trascina alla tua mamma, Giulia, Francesca e Luciano. Ricordi. Tanti.
    Penso alla Betta. Chissà, magari un giorno ci incotreremo in un supermercato; Pà trascinerà il nostro carrello e Dady farà lo stesso con il suo.
    Penso a butterfly, mi sfugge il tuo nome ma mi piacerebbe molto poterti conoscere. A proposito, sono molto contento per il tuo aumento.
    Penso ad Arianna e al lavoro che sta cercando. Auguri per il colloquio di stasera.
    Penso ad Ovosodo quando passo tra tutti i vini e assaporo con la mente un buon Fragolino. Io alla festa voglio esserci davvero.
    Penso ad Access, alle queries e alla corretta definizione della Primary Key. Immagino domani, quando Sarti detterà il testo della verifica e tutti inizieranno a cercare suggerimenti. Male, non imparerete mai nulla comportandovi così.
    Arriviamo alla cassa, metto tutto sul rullo. Paghiamo e andiamo. Guido fino a casa e mamma mi fa notare che il vento sta facendo entrare tutte le foglie nella macchina. Rido perchè so che non pulirò mai questa Punto.
    Saliamo, corro al pc e questo è il risultato finale.
     
    Dopo ore passate sui libri e a riassumere in piccoli schemi qualsiasi tipo di materia, eccomi finalmente qualche minuto per scrivere qualcosa di decente.
    Cazzo se son stanco, non mi fermo un attimo. Ieri però mi son permesso il lusso di tornare in palestra ed è scattato il relax; prima un' oretta di esercizi e poi una buona dose di idromassaggio e bagno turco.
    Oggi ho tutti i muscoli rotti e se non bastasse qui a Torino è scoppiato un caldo soffocante. Ho tirato fuori dall' armadio sia l' infraditosuperpiattonero sia tutte le canotte belle leggere.
    Ieri il mio pc è stato assalito da un enorme problema e le funzionalità non sono al massimo. Devo cercare di capire perchè non riesco a lasciare i messaggi privati, che finalmente sono tornato a leggere dopo diversi giorni (sempre per colpa dello studio brutto e cattivo).
    Tra qualche giorno ricomincio a lavorare in un call center. O almeno ci provo, devo vedere se riesco a conciliare 4 ore di telefono + 6 a scuola + 10 a dormire + tempo per la palestra (a cui non voglio rinunciare perchè pagata profumatamente fino a maggio...)
    E indovinate ora cosa faccio!?
    Studi, sfigato!
    Dormi, beato te!
    Mangi tutto il mangiabile nel frigorifero
    Esci a fare una passeggiata
    Le scommesse sono aperte!
     
     studio...
     
      Alberto 0 - Verifica di mate 1
    Ho perso. Era una partita troppo difficile.
    Voto sperato: 4
     
    ...eccomi a chattare di nuovo dopo diversi giorni di assenza.
    Sono stato davvero molto impegnato con lo studio, forse è la prima volta in tutta la mia vita ma mi sono ripromesso di fare bene la quinta per poter arrivare con un punteggio decente all' esame. Vorrei uscire con un 70 ma la vedo davvero difficile.
    A parte la scuola...il week end è andato bene: dormito, studiato, mangiato (tanto) e trovato un bel posticino per bere dell' ottima birra; almeno così hanno detto i miei amici che l' hanno bevuta, io mi sono limitato ad una lattina di coca e un tagliere di salumi (davvero ottimo!). se volete vi ci porto un sabato sera! basta organizzare, no?!
    Devo fare una visitina su un par de siti per cercare un lavoro a Steve; lui non ha intenzione di sbattersi, spera in una chiamata dal cielo :)
     
    Penso che  ormai il mio vicino di casa mi ritenga un eccentrico pazzoide, un innocuo personaggio che ha smarrito per strada qualche rotella, che "non gà mia tute le fassine al coerto" (letteralmente "Non avere mica tutte le fascine al coperto" a significare che qualcosa nel proprio cervello mostra chiari sintomi di malfunzionamento...non chiedetemi l'origine di questa espressione dialettale, perchè non ne ho la più pallida idea!).
    Ieri sera eravamo in quattro impegnati nella potatura della siepe e nel pieno esercizio delle nostre funzioni di "taglia-i-rami-alti-e-rac atta-le-foglie-morte", abbiamo sollevato enormi nuvole di zanzare: mentre i primi tre alternavano colpi di rastrello a manate ammazzainsetti condite da qualche moccolo colorito, io mi sono limitato a spruzzarmi addosso un po' di Autan, evitando caldamente di porre fine a qualsiasi forma di vita, per quanto condizionata da un'esistenza fastidiosa...
    Ho incrociato più volte qualche sguardo perplesso, ma nulla in confronto a quello che mi ha rivolto Pierino, quando stamattina mi ha visto in giacca e cravatta, chino a guardare sotto la mia auto:
    "Qualche problema meccanico?"
    "No, ho solo visto un piccolissimo geko infilarsi sotto la macchina e non voglio investirlo...".
    Gli avessi detto di aver appena visto un marziano infilarsi nel cruscotto della mia topomobile avrebbe fatto uno sguardo meno inebetito!
    Sono partito solo quando ho visto il geko uscire da sotto un pneumatico e salire veloce lungo il muro, bellissimo ed incolume. Io, abbastanza lurido, ho pure fatto tardi a scuola...
    Son fatto così, prendetemi per quello che sono, io non cambio!

    C'era una volta...

    ... un gelso centenario, pieno di rughe e di saggezza, che ospitava una colonia di piccoli bruchi.
    Erano bruchi onesti, laboriosi, di poche pretese.
    Mangiavano, dormivano e, salvo qualche capatina al bar del penultimo ramo a destra, non facevano chiasso.
    La vita scorreva monotona, ma serena e tranquilla.
    Faceva eccezione il periodo delle elezioni, durante il quale i bruchi si scaldavano un po' per le insanabili divergenze tra la destra, la sinistra e il
    centro.
    I bruchi di destra sostengono che si comincia a mangiare la foglia da destra, i bruchi di sinistra sostengono il contrario, quelli di centro cominciano a mangiare dove capita.
    Alle foglie naturalmente nessuno chiedeva mai un parere.
    Tutti trovavano naturale che fossero fatte per essere rosicchiate.
    Il buon vecchio gelso nutriva tutti e passava il tempo
    sonnecchiando, cullato dal rumore delle instancabili mandibole dei suoi
    ospiti.
    Bruco Giovanni era tra tutti il più curioso, quello che con maggiore frequenza si fermava a parlare con il vecchio e saggio gelso.
    "Sei veramente fortunato, vecchio mio", diceva Giovanni al gelso.
    "Te ne stai tranquillo in ogni caso.
    Sai che dopo l'estate verrà l'autunno, poi l'inverno, poi tutto ricomincerà.
    Per noi la vita è così breve.
    Un lampo, un rapido schioccar di mandibole e tutto è finito".
    Il gelso rideva e rideva, tossicchiando un po': "Giovanni, Giovanni, ti ho spiegato mille volte che non finirà così! Diventerai una creatura stupenda, invidiata da tutti, ammirata...".
    Giovanni agitava il testone e brontolava: "Non la smetti mai di prendermi in giro. Lo so bene che noi bruchi siamo detestati da tutti. Facciamo ribrezzo.
    Nessun poeta ci ha mai dedicato una poesia.
    Tutto quello che dobbiamo fare è mangiare e ingrassare. E basta".
    "Ma Giovanni", chiese una volta il gelso, "tu non sogni mai?".
    Il bruco arrossì.
    "Qualche volta", rispose timidamente.
    "E che cosa sogni?".
    "Gli angeli", disse, "creature che volano, in un mondo stupendo".
    "E nel sogno sei uno di quelli?". "...Sì", mormorò con un fil di voce il bruco Giovanni, arrossendo di nuovo.
    Ancora una volta, il gelso scoppiò a ridere.
    "Giovanni, voi bruchi siete le uniche creature i cui sogni
    si avverano e non ci credete!".
    Qualche volta, il bruco Giovanni ne parlava con gli amici. "Chi ti mette queste idee in testa?", brontolava  Pierbruco.
    "Il tempo vola, non c'è niente dopo! Niente di niente.
    Si vive una volta sola: mangia, bevi e divertiti più che puoi!
    "Ma il gelso dice che ci trasformeremo in bellissimi esseri alati...".
    "Stupidaggini. Inventano di tutto per farci stare buoni", rispondeva l'amico. Giovanni scrollava la testa e ricominciava a mangiare.
    "Presto tutto finirà...scrunch... Non c'è niente dopo...scrunch...
    Certo, io mangio..scrunch, bevo e mi diverto più che posso...scrunch...
    ma...scrunch...non sono felice...scrunch.
    I sogni resteranno sempre sogni.
    Non diventeranno mai realtà. Sono sono illusioni", bofonchiava, lavorando di mandibole.
    Ben presto i tiepidi raggi del sole autunnale cominciarono ad illuminare tanti piccoli bozzoli bianchi tondeggianti sparsi qua e là sulle foglie del vecchio gelso.
    Un mattino,anche Giovanni, spostandosi con estrema lentezza, come in preda ad un invincibile torpore, si rivolse al gelso.
    "Sono venuto a salutarti.
    E' la fine. Guarda sono l'ultimo.
    Ci sono solo tombe in giro. E ora devo costruirmi la mia!".  "Finalmente!
    Potrò far ricrescere un pò di foglie!
    Ho già incominciato a godermi il silenzio!
    Mi avete praticamente spogliato!
    Arrivederci, Giovanni!", sorrise il gelso.
    "Ti sbagli gelso.
    Questo...sigh...è...è un addio, amico!",
    disse il bruco con il cuore gonfio di tristezza.
    "Un vero addio. I sogni non si avverano mai, resteranno sempre e solo sogni. Sigh!".
    Lentamente, Giovanni cominciò a farsi un bozzolo.
    "Oh", ribatté il gelso, "vedrai".
    E cominciò a cullare i bianchi bozzoli appesi ai suoi rami.
    A primavera, una bellissima farfalla dalle ali rosse e gialle volava leggera intorno al gelso.
    "Ehi, gelso, cosa fai di bello? Non sei felice per questo sole di primavera?".
    "Ciao Giovanni!
    Hai visto, che avevo ragione io?"sorrise il vecchio albero.
    "O ti sei già dimenticato di come eri poco tempo fa?".
    Parlare di risurrezione agli uomini è proprio come parlare di farfalle ai bruchi.
    Molti uomini del nostro tempo pensano e vivono come i bruchi.
    Mangiano, bevono e si divertono più che possono:dopotutto non si vive una volta sola?
    Nulla di male, sia ben chiaro.
    Ma la loro vita è tutta qui.
    Per loro, la parola risurrezione non significa nulla.
    Eppure non sono felici...

    un pò d'argento

    "Rabbi, che cosa pensi del denaro?" chiese un giovane al maestro. " Guarda dalla finestra", disse il maestro.
    "Che cosa vedi?"
    "Vedo una donna con un bambino, una carrozza trainata da due cavalli e un contadino che va al mercato".
    "Bene.
    E adesso guarda nello specchio. Che cosa vedi?"
    "Che cosa vuoi che veda Rabbi? Me stesso, naturalmente".
    "Ora pensa: la finestra è fatta di vetro e anche lo specchio è fatto di vetro.
    Basta un sottilissimo strato d'argento sul vetro e l'uomo vede solo se stesso"
    Siamo circondati da persone che hanno trasformato in specchi le loro finestre. Credono di guardare "fuori" e continuano a contemplare se stessi.
    Non permettere che la finestra del tuo cuore diventi uno specchio.

    il giardino incantato

    Il giardino incantato
    Tanti anni fa in una isola di cui non ricordo il nome, esisteva un giardino che tutti chiamavano "giardino incantato". La cosa meravigliosa era che chi entrava in quel giardino non invecchiava mai e se era gia' vecchio diventava giovane e bello! Tutti cercavano di arrivarci, ma un giorno nella Terra del Vento, il re, che era un re cattivo, di nome Artman senti' parlare di questo giardino e
    decise di distruggerlo.Prese tutti i draghi del suo regno e ordino'

    loro di cercare senza sosta questa isola sconosciuta e di

    distruggerla con il fuoco delle loro fauci. Gli abitanti della Terra

    del Vento videro un giorno levarsi in volo centinaia e centinaia di

    draghi cosi' numerosi che oscurarono il sole. Anche Fatadicristallo

    dall'alto delle torri del suo castello li vide e corse dalla

    Fatabuona chiedendo il suo aiuto: "Fatabuona, Artman sta

    mandando i suoi draghi, sicuramente vuole distruggere il Giardino

    Incantato, aiutami!!!" Fatabuona la guardo', poi volse gli occhi

    verso il cielo e scorse la nube scura che si allontanava

    velocemente nel cielo. Prese il suo fischietto d'oro che teneva

    sempre al collo legato con una catenina finemente lavorata e

    fischio' ripetutamente: Meravigliaaaa! Apparve un Pegaso

    meraviglioso con le ali ben spiegate nel volo. La Fatabuona salto' in

    sella: non si riusciva a distinguere le due creature sembravano una

    sola tanto era la loro intesa. Fatabuona aveva delle meravigliose

    ali d'argento e una folta chioma rossa, vestiva un abito che

    luccicava con i colori delle onde, con riflessi simili al ghiaccio e in

    tonalita' con le candide ali del Pegaso.Volarono alti nel cielo e ben

    presto raggiunsero i draghi, che pero' non scorsero le due

    splendide creature, che erano avvolte da una nube. Fatabuona e il

    Pegaso superarono i draghi e velocemente si diressero verso

    l'isola. Arrivati, cominciarono tutti e due a soffiare e ben presto

    l'isola e il giardino incantato rimasero avvolti da una nebbia. Ancor

    oggi quell'isola e quel giardino sono cosi' nascosti che nessuno mai



    mai li trovera' ed ecco perche' invecchiamo.

    Il maestro indiano

    Un grande maestro indiano di vita spirituale ha scritto:
    "Sono seduto sulla riva di un ruscello e osservo un sasso rotondo immerso nell'acqua.
    Da quanti anni il sasso è bagnato dall'acqua?
    Forse da dieci, forse da cento?
    Ma l'acqua non è riuscita a penetrare nel sasso.
    Se spacco quella pietra, dentro è asciutta.
    Così è di noi che viviamo immersi in Dio e non ce ne lasciamo penetrare: Dio rimane alla superficie della nostra vita, non ci trasforma perché non siamo disposti a lasciarci penetrare e trasformare dall'amore di Dio.
    Siamo come un sasso nel ruscello che nel suo interno rimane asciutto".

    Le chiavi del cielo

    C'era una volta un grande re, il più grande del suo tempo. Un tempo nel quale gli uomini conoscevano ancora il posto dove si trovava il cancello del Cielo. Il re aveva conquistato tutto quello che c'era da conquistare, ma voleva ancora una cosa, la più importante: voleva le chiavi che aprivano il cancello del Cielo. Ma nessuno riusciva ad accontentarlo.
    Aveva speso gran parte del suo enorme tesoro per pagare gente che esplorasse ogni angolo della terra per trovare quelle benedette chiavi, ma senza esito. Aveva inviato i suoi coraggiosi paladini nelle zone più nascoste, nelle paludi, perfino in fondo al mare. Niente. Così, un giorno, il re arrivò a cavallo davanti al cancello, che sembrava sfidarlo, solido, inaccessibile. Agitò il pugno verso gli angeli che facevano la guardia e gridò: «Non avrò pace, finché non avrò le chiavi che aprono questo cancello!».
    Un angelo lo guardò con una luce divertita negli occhi, perché i re della terra non sono poi così importanti per un angelo del Cielo, e rispose: «Sulla terra ci sono migliaia di chiavi che possono aprire il cancello del Cielo, fioriscono proprio sotto i loro piedi, ma gli uomini continuano a calpestarle. Le potrai trovare anche tu, se le saprai cercare. Sono tre quelle destinate a te. Se le troverai, potrai aprire il cancello del Cielo». Il re scese da cavallo e cominciò immediatamente la ricerca.
    Per parecchi anni frugò con gli occhi il suolo dove posava i piedi, ma nessuna chiave fiorì mai sotto i suoi piedi. Un giorno, mentre camminava, quasi inciampò in un alberello rachitico e quasi secco. Gli anni trascorsi nella ricerca della chiave del Cielo lo avevano reso meno orgoglioso e più attento alle cose piccole e deboli. Raccolse l'alberello e lo portò a casa. Preparò un letto di terra soffice, piantò l'alberello e lo innaffiò con cura. Poi provvide a sostenere i piccoli rami e il tronco con dei tiranti.
    Un passante che assisteva alla scena gli disse. «Lascia perdere quello sgorbietto d'albero. Anche se lo salvi, sei troppo vecchio per poter godere della sua ombra e dei suoi frutti. Che te ne importa?». «Un giorno qualcuno si siederà qui e benedirà l'ombra di questo albero e i suoi frutti e quindi un po' anche me - rispose il re - posso esserne felice già adesso». In quel momento vide la prima chiave. Era proprio sotto il suo piede destro e sembrava spuntata dalla terra. Era una chiave forgiata in uno strano metallo: verde come lo smeraldo.
    Passò dell'altro tempo. Il re continuò la sua ricerca. Un pomeriggio d'inverno, durante un forte temporale, vide una bambina lacera e scalza, che tremava rannicchiata in un portone della città vecchia. Il re si fermò, si tolse il mantello e lo avvolse attorno alla bambina, poi la prese in braccio e la portò nel palazzo reale. Le preparò un pasto caldo e cercò dei vestiti che le andassero bene. Proprio in quel momento si accorse che sotto il suo piede sinistro c'era la seconda chiave. Era anche quella una chiave forgiata in un metallo speciale, color rosso rubino.
    Passarono altri anni. Il re era diventato un pellegrino vecchio e stanco. Camminava a fatica, appoggiandosi ad un bastone; ma non aveva smesso di cercare la chiave che gli mancava. Giunse, una notte, in una piccola città dell'Oriente. Cercava un posto per riposare, quando una strana animazione tra la gente lo incuriosì. Vide uno strano corteo di persone eccitate che uscivano dalla città.



    «Che ci vanno a fare in campagna a mezzanotte?», si chiese il re. E li seguì. Arrivò davanti a una baracca malandata che fungeva da stalla. La gente che aveva camminato più in fretta di lui se ne stava già tornando in città, quando lui si affacciò alla stalla. Alla scarsa luce di una fiaccola fumosa, scorse una giovane mamma che cullava il suo bambino. In quel momento il bambino aprì gli occhi. Il vecchio re si sentì tutto illuminato da quello sguardo e, per la prima volta nella sua vita, piegò le ginocchia davanti a qualcuno. Il suo cuore si riempiva di gioia, perché davanti a lui, fiorita dal nulla, c'era la terza chiave. Una chiave tutta d'oro. Aveva trovato le tre chiavi e ora poteva aprire il cancello del Cielo.
    Il re del racconto trova le chiavi del Regno dei Cieli non con la forza o il potere, ma quando vive concretamente la Fede, la Speranza e la Carità,
    simboleggiate dalla chiave d'oro, verde e rossa.
    «Cercare» significa soprattutto attenzione a ciò che è piccolo, debole, nascosto.

    27 notizie fondamentali per sopravvivere...

    Sapevate che...

    1- ...che è impossibile succhiarsi il gomito.
    2- ...che la Coca Cola era originariamente verde.
    3- ...che è possibile fare salire le scale ad una vacca ma non fargliele
    scendere.
    4- ...che American Airlines ha risparmiato U$S 40.000 nel 1987 eliminando
    una oliva per ogni insalata che serviva in prima classe.
    5- ...che la percentuale di territorio selvaggio in'Africa è del 28% mentre
    nel Nord America è del 38%.
    6- ...che il gracchiare di un'anatra (Quac, quac) non fa eco e nessuno sa
    perchè.
    7- ..che ogni re delle carte rappresenta un grande re della storia:- Picche:
    Re David.- Fiori: Alessandro Magno.- Cuori: Carlomagno.- Quadri: Giulio
    Cesare.
    8- ...che multiplicando 111.111.111 x 111.111.111 si ottiene
    12.345.678.987.654.321.
    9- ...che se una statua nel parco di una persona a cavallo ha due piedi per
    aria, la persona è morta in combattimento, se il cavallo ha una delle zampe
    anteriori alzate, la persona è morta ferita in combattimento, se il cavallo
    ha le quattro zampe per terra, la persona è morta per cause naturali.
    10- ...che secondo la legge, nelle strade parastatali degli Stati Uniti un
    miglio su cinque deve essere diritto. Questi tratti sono utili come piste di
    atterraggio in casi di emergenza e di guerra.
    11- ...che il nome Jeep viene dall'abbreviazione dell'esercito americano
    auto per le "General Purpose" cioè "G.P." pronunciato in inglese.
    12- ...che il Pentágono ha i
    l doppio di bagni rispetto al necessario. Quando
    è stato costruito la legge voleva un bagno per i bianchi e uno per i neri.
    13- ...che è impossibile starnutire con gli occhi
    aperti.
    14- ...che i destri vivono in media nove anni più dei mancini.
    15- ...che lo scarafaggio può vivere nove giorni senza la sua testa, prima
    di morire ... di fame.
    16- ...che gli elefanti sono gli unici animali del creato che non possono
    saltare (per fortuna).
    17- ...che una persona normale ride circa 15 volte al giorno.
    18- ...che Thomas Alva Edison aveva paura del buio.
    19- ...che Miguel de Cervantes Saavedra e William Shakespeare sono
    considerati i più grandi esponenti della letteratura spagnola e inglese
    rispettivamente. Entrambi sono morti il 23 aprile1616...
    20- ...che l'uomo ci ha messo 22 secoli per calcolare la distanza tra la
    Terra e il Sole(149.400.000 Km.). Lo avremmo saputo molto prima se a
    qualcuno fosse venuto in mente di moltiplicare per1.000.000.000 l'altezza
    della piramide di Cheope a Giza, costruita 30 secoli prima di Cristo.
    21- ...che la parola cimitero proviene dal greco koimetirion che significa:
    dormitorio.
    22- ...che nell'antica Inghilterra la gente non poteva fare sesso senza
    tener conto del consenso del Re (a meno che non si trattasse di un membro
    della
    famiglia reale). Quando la gente voleva un figlio doveva chiedere permesso
    al re, il quale consegnava una targhetta che dovevano appendere fuori dalla
    porta mentre avevano rapporti. La targhetta diceva"Fornication Under Consent
    of the King" (F.U.C.K.).Questa è l'origine della parola.
    23- ...che durante la guerra di secessione, quando tornavano le truppe ai
    loro quartieri senza avere nessun caduto, mettevano su una grande lavagna "0
    Killed" (zero morti). Da qui proviene l'espressione"O.K.&qu ot; per dire > va
    bene.
    24- ...che nei conventi durante la lettura delle sacre scritture, quando ci
    si riferiva a San Giuseppe (San José in spagnolo), dicevano sempre "Pater
    Putatibus" e per semplificare "P.P.". Ecco perchè si chiamano "Pepe" tutti
    quelli che si chiamano José.
    25- ...che nel Nuovo Testamento nel libro di San Matteo dice che "è più
    difficile che un un cammello passi per la cruna di un ago piuttosto che un
    ricco
    entri nel Regno dei Cieli". Il problema è che san Geronimo, il traduttore
    del testo, interpretó la parola "Kamelos" come cammello, quando in realtà in
    greco "Kamelos" è quel cavo d'ormeggio utilizzato per legare le barche ai
    moli. In definitiva il senso della frase è lo stesso ma quale vi sembra più
    coerente?
    26- ...che quando i conquistatori inglesi arrivarono in Australia, si
    spaventarono nel vedere degli strani animali che facevano salti
    incredibili.Chiamarono immediatamente uno del luogo (gli indigeni
    australiani erano estremamente pacifici) e cercarono di fare domande con i
    gesti. Sentendo che l'indio diceva sempre "Kan Ghu Ru" adottarono il
    vocabolo inglese "kangaroo" (canguro). I linguisti determinarono dopo
    ricerche che il significato di quello che gli indigeni volevano dire era
    "Non vi capisco".
    27-...che l'80% delle persone che leggono questo
    testo hanno cercato di succhiarsi il gomito ...........!!!!!

    Non posso garantire sulla totalità delle notizie, ma di alcune era già a conoscenza.
    è peraltro probabile che a qualcuno arrivino per e-mail, è una delle cose che circolano in rete...

    Non è dolcissima??

    Una ragazza domandò ad un ragazzo se la considerava carina.
    Lui disse.....NO 

    Poi gli domandò se desiderava stare con lei per sempre. 
    Lui rispose......NO 

    Allora gli domandò se avesse pianto nel caso fosse partita.
    E lui disse....NO 

    La ragazza aveva ascoltato abbastanza...... Cominciò a camminare e le lacrime cominciarono a rigarle il volto. Allora il ragazzo la prese dal braccio e le rispose: tu non sei carina, sei BELLA. Non voglio stare con te per sempre. HO BISOGNO di stare con te per sempre.  E se te ne andassi non piangerei....MORIREI"